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Adriatica e il viaggio degli scrittori
Raccontiamo Adriatica e i suoi progetti futuri
 Wednesday 8 october 2008
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Notice: Golfo del Leone, 27 settembre 2008. Ore 22:00 LT
Vento leggero da SE, 10 nodi. In rotta per Marsiglia
Velocità 7,7 nodi. Pressione 1018.2 in leggera salita.
Cielo completamente sereno.
Onda lunga di fondo da Est.

Uno scalo imprevisto: Port Vendre.
L'ultima settimana di navigazione è stata piuttosto impegnativa. Già aTrapani avemmo le avvisaglie della fine dell'estate. L'autunno si presentò con un forte nord ovest e pioggia che ci costrinse in porto per due giorni.
Poi, a Cagliari, altre giornate ventose e piovose, anche se il clima della Sardegna permette schiarite provvidenziali durante le quali il calore del sole fa dimenticare il freddo del maestrale. Ma successivamente, la navigazione verso le Baleari e poi la risalita a nord per giungere a Marsiglia sono state piuttosto penose. Freddo, nuvole, pioggia, salti di vento e onda lunga. Evidentemente nessuno a bordo ha avuto voglia di scrivere e raccontare le vicende del viaggio.
Il 24 settembre abbiamo sostato a Mahon, isola di Minorca, Baleari.Territorio spagnolo. Eravamo in rotta per Palma di Maiorca. Dopo 20 ore di complicate andature evitando groppi e temporali, mi sono reso conto che la distanza dalla capitale delle Baleari era troppo grande e che alla velocità media che riuscivamo a tenere con Adriatica non avremmo potuto rispettare gli appuntamenti previsti.
Nel dubbio se proseguire o no, ho soppesato le varie opzioni per un'oretta.
Ho rifatto mentalmente i calcoli delle distanze e dei tempi. Poi ho dato un'occhiata all'equipaggio, che in silenzio si agguantava le guardie una dopo l'altra, giorno e notte, e ne ho percepito la stanchezza.
E quindi ho deciso di accostare a dritta di 30 gradi e puntare su Mahon.
Mahon è uno dei più bei porti del Mediterraneo. La natura gli ha dato forma di fiordo e il paese, ben nascosto in fondo alla baia più interna, si dichiara alla vista improvvisamente, passata la piccola Isla del Rey, che sorge esattamente al centro del canale, oltre un miglio all'interno. Arrivando dal largo si scorge la costa alta e rocciosa. Mano a mano che ci si avvicina si iniziano ad avvistare I primi gruppi di case, in alto sull'altopiano.
Minorca è formata da un unico altipiano emerso dal mare con un'altezza media di 50 o 60 metri.
Abbastanza spesso la costa è interrotta da profondi fiordi le cui entrate sono invisibili dal largo. Il più profondo è quello che porta a Mahon. L'ingresso è protetto da una collina le cui pendici cadono verticalmente nelle acque del mare. Per noi entrare è stato abbastanza facile, anche se era notte, grazie alla serie di fari e fanali e alle boe che delimitano il canale di ingresso: verdi a dritta e rosse a sinistra.
Ma, mentre infilavamo la prua dentro questa via così ben indicata, non ho potuto fare a meno di immaginare quello che era Mahon nei secoli scorsi, quelli delle navi a vela: un porto invisibile e imprendibile che gli inglesi hanno dominato per anni contendendolo agli spagnoli e dove alle flotte nemiche era impossibile l'ingresso.
Carlo (Romeo), lo scrittore di tappa, era estasiato davanti alla perfezione di questo scalo.
I suoi occhi di scrittore marinaio ne coglievano le caratteristiche orografiche, la possibilità di protezione dal maltempo, l'organizzazione dei pontili e la grazia delle costruzioni dell'uomo.
A metà della notte davamo fondo a ovest della Isla del Rey in 12 metri d'acqua con 40 metri di catena.
Adriatica tirava appena sul calumo spinta dalla brezza leggera in cui si era trasformato, grazie alla protezione del luogo, il forte vento che soffiava fuori.
Più tardi ci siamo mossi e abbiamo accostato al molo del Club Maritimo. Questo ci ha permesso di approfittare pienamente dello scalo di 24 ore per visitare la cittadina e andare alla ricerca di storie da raccontare.

La mattina dopo, il 25 settembre, Carlo e Emilio ci hanno lasciato.
Hanno dovuto sbarcare per rientrare alle proprie occupazioni o seguire programmi già previsti.
Le partenze sono avvenimenti frequenti, su Adriatica, come gli arrivi del resto.
Ma ancora oggi, dopo decine di imbarchi e sbarchi, noi dell'equipaggio sentiamo come una sorta di tristezza ogni volta che qualcuno se ne va. Questa volta non è stato diverso.
Poco dopo abbiamo salpato per Marsiglia, ma il mare agitato da nord est, cioè proprio dalla direzione dove dovremmo dirigere, ci impediva ancora ua volta di navigare direttamente verso la meta.
Uno dei proverbi marinai dice, riferito all'andatura contro vento delle barche a vela: