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Adriatica e il viaggio degli scrittori
Raccontiamo Adriatica e i suoi progetti futuri
 Friday 19 september 2008
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Notice: 8 settembre, ore 13:00
Abbiamo trasformato la poppa dell'imbarcazione da luogo di comando a desco del marinaio. L'equipaggio, rigorosamente composto da uomini dopo la partenza di Stefania e Antonella, si è raccolto intorno a Vito che prepara freselle imbevendole nell'acqua di mare dopo averle amorevolmente grattate con aglio della Campania. Completano la ricetta gli inesauribili pomodorini vesuviani, origano e capperi e per companatico una scamorza di Salerno. Roberto dice, guardandoci, che se avessimo donne a bordo questa scena di maschia e famelica rudezza non si sarebbe svolta nello stesso modo!
Filippo
8 settembre, ore 12:00
Ho aperto il diario con tutte le migliori intenzioni. Poi qualcuno ha iniziato a parlare. E le mie parole scritte finiscono quì...
Vito
Ci stavo riprovando, ma appaiono i delfini. Non è giornata. Guarderete il filmato!
Vito
8 settembre, verso Malta
Occhi dipindi su campo giallo che ricordano l'antico Egitto. Delfini e volti di donna che accompagnano scritte in arabo per me incomprensibili. Immagini di oasi che stridono con il contenuto un tempo chiuso e rinchiuso dietro ad esse.
Quando ieri notte avvistai per la prima volta i grandi e vecchi pescherecci libici o tunisiniattraccati a Porto Palo, pensai a qualcosa di bello.
Parevano quasi carrozzoni di un bizzarro circo marino, ma la realtà era ben diversa, trattandosi di novelle navi negriere, snudate di vetri ed ogni altro extra.
E così le persone che vi hanno effettuato l'ultimo viaggio lo hanno fatto in un tripudio di arte naif che non poteva sicuramente nascondere la loro disperazione. Disperazione palpabile anche nelle svariate decine di altre barche, povere e arrugginite come le speranze di una vita nuova che le hanno abitate, seppur per poco.
Stamattina abbiamo ripreso la navigazione dopo una serata a terra rilassante e ricca di discorsi su vecchi eroi dei fumetti. A metà mattina Adriatica spegne i motori e veleggia verso la nostra quarta tappa: Malta.
Sensazioni mai provate, splendide quanto il secondo incontro con un branco (o gruppo?) di delfini. E mentre La Valletta si fa vicina e il mare solo un po' più piccolo, la mia mente torna al disperato 'circo marino' e penso a tutti quei splendidi e vecchi pescherecci decorati. Quelli che ancora partiranno con carichi umani e quelli di cui non sapremo mai nulla e giacciono in fondo al mare carichi di esseri umani e della stessa disperazione che ci circondava ovunque in quel cimitero di natanti che il porticciolo di Porto Palo è ormai diventato.
Matteo
9 settembre, Malta
Ultimo giorno pieno insieme ai compagni di viaggio di Adriatica. Il nostro sdentato tassinaro acquatico (conduce una barchetta con cui trasborda i turisti da un lato all'altro della baia) ci porta alla Valletta attraversando il Grand Harbour, non posso fare a meno di girarmi per rivedere vittoriosa come l'abbiamo trovata al momento del nostro attracco. Chiese illuminate a festa da sembrare Natale, salve di cannone che sembrano accoglierci all'arrivo e si rivelano insistenti petardi a celebrare la triplice festa maltese: Madonna bambina, vittoria sui turchi e fine della seconda guerra mondiale. La coloratissima e appassionata processione ricorda altre già viste in luoghi diversi e lontani dell'entroterra pugliese creando ancor più la sensazione che Malta sia una provincia segreta italiana perduta nel mezzo del mediterraneo.
Dare la scalata a La Valletta è solo una delle sensazioni mixate che regala la capitale maltese. Turisti, quadri di Caravaggio (da me non visti), e un'antichità intaccata dallo shopping e da una modernità invadente. La ricerca di spunti per la storia che sto scrivendo con Cammo mi porta a dialogare con diversi esponenti della locale comunità ebraica, mettendomi sulle tracce di un'evanescente storia, affascinante e difficile da afferrare.
Serata all'Istituto Italiano di Cultura per raccontare e raccontarci il nostro viaggio e, facendolo, capire che il nostro breve passaggio su Adriatica è davvero concluso. Lasciamo La Valetta e la sua strana aria familiasre per fare ritorno alla barca.
Matteo
11 settembre 2008, ore 10:45 ora locale
Lat. 35°58'N Long 014°11,2'E, rotta 247°M, Distanza all'arrivo a Lampedusa 82 miglia. Velocità 7,5 nodi. Vento da sud 5 nodi (bava di vento da meridione). Cielo sereno. Umidià 78%, alta. Pressione stabile 1013,5 Hp
Abbiamo lasciato Malta stamane alle 6:00 dopo aver comunicato via radio al Grand Harbour Marina la nostra prossima destinazione, Lampedusa, e ringraziato i nostri amici maltesi che hanno ospitato Adriatica per due intense giornate.
L'arcipelago Maltese è composto dalle tre isole principali Malta, Gozo e Comino e da qualche scoglio e isolotto. Si trova a SE dello stretto di Sicilia, molto più a sud della latitudine di Tunisi. L'arcipelago è piuttosto basso, con l'altura principale che non raggiunge i 250 metri e questo lo rende difficilmente identificabile da lontano. Su Adriatica, nell'avvicinarci da Porto Palo, si è scatenata l'immancabile gara a chi avvista per primo la costa. Per il navigante o il diportista questo arcipelago offre un'ottima opportunità di scoperta. Infatti ci sono diverse insenature e piccoli porti dove lasciare la barca all'ancora per poi scorazzare sulla terra ferma tra le cittadine ricche di storia e di cultura. Nonappena messe le cime in banchina ci siamo trovati immersi nello spirito del popolo maltese. Il Grand Harbour Marina si trova in un profondo fiordo a Vittoriosa, una delle cittadelle che compongono il nucleo urbano principale che porta il nome dell'isola. Era in corso la festa della vittoria dei maltesi sui turchi durante un lungo assedio di qualche secolo fa.
Processione con Madonna, fedeli e suonatori nel più squisito stile mediterraneo e cattolico. Roberto Alajmo ha commentato così: Sembra di essere in Sicilia. Una Sicilia dove tutto è perfettamente siciliano: la musica, l'ardore dei fedeli, i colori e gli odori, persino le strade e le chiese assomigliano. Ma dove tutte le persone, che hanno la faccia dei tuoi vicini, il volto dei tuoi parenti, parlano una lingua incomprensibile
Ci siamo mescolati alla folla che percorreva le strette strade del centro storico, in salita, verso la cattedrale. Applausi, canti, fuochi e botti che neanche a Napoli all'arrivo di Maradona. In realtà simulavano le cannonate contro i nemici sparate a quei tempi dalle mura fortificate della cittadella.
La seconda giornata é stata dedicata alla visita a La Valletta, oggi centro amministrativo della piccola repubblica, ma storicamente sede dei Cavalieri di Malta e famosa anche per racchiudere nella sua cattedrale due dipinti del Caravaggio. Cammo e Matteo invece si sono spinti alla ricerca di informazioni che riguardassero Corto Maltese, che Hugo Pratt ha voluto far nascere in questa città da una madre gitana. Sapevano che l'autore non era mai stato quì, ma immaginavano che dovessero esistere dei luoghi o dei personaggi a cui si fosse ispirato. La ricerca non è stata fruttosa anzi, sotto il caldissimo sole di mezzogiorno, sembrava senza speranza. Ma alla fine, in serata, sono riusciti a parlare con alcuni eponenti della comunità ebraica che hanno dato alcune informazioni sulla antica sinagoga, oggi demolita, a cui si riferiva Pratt nel suo fumetto.
Al tramonto abbiamo incontrato alcuni nuovi amici italiani e maltesi grazie alla simpatia e alla disponibilità di Anna Maria, direttrice dell'Istituto italiano di cultura, che ci ha aperto le porte della loro bella sala conferenze. Lì abbiamo raccontato il nostro viaggio e ci siamo fatti raccontare la vita maltese, in un ambiente totalmente rilassato. C'erano anche alcuni allievi di un Liceo Scientifico di Castelnuovo Garfagnana in viaggio studio.
Marinai donne e guai! La serata per me e alcuni di noi si è conclusa con una pizza e una birra. Poi a letto. Era già mezzanotte. Ma una parte dell'equipaggio è partito nell' esplorazione della vita notturna di Malta. Ufficialmente la spedizione doveva servire alla ricerca di spunti per nuovi fumetti ambientati nei bassifondi portuali o negli ambigui e fumosi bar del porto. E credo che i ragazzi di ispirazione ne abbiano trovata, visto che alle 4 del mattino non erano ancora rientrati. Poi, verso l'alba, quando ho fatto il mio solito giro in coperta, ho trovato corpi gettati sul ponte addormentati in posizioni anormalmente inumane, ma con il sorriso del giusto. O per lo meno... dell'appagato!
Non ho voluto chiedere. A terra libertà assoluta. Il mattino seguente erano tutti pronti al lavoro, ma l'occhio tradiva i bagordi notturni.
Poi una seconda giornata in visita al resto dell'isola: Mdina, antica capitale durante la dominazione araba e poi il borgo di Birzebbuga, con il suo porto di pescatori che dipingono sulla prua delle barche vivacemente colorate un occhio vigilante.
A bordo ci sono stati dei cambi. Matteo e Cammo ci hanno lasciati per rientrare a Reggio Emilia e sono imbarcati Carla, un'amica genovese simpaticissima e che ci sta dando una grandissima mano nell'organizzazione dell'evento arrivo a Genova, Chiara, la giovane fotografa che prova a colmare la mancanza vistosa ma provvisoria di Marina Alessi e Paolo Chighizola, scrittore e amico, membro di Ocean Team che ci darà un importante contributo a comprendere il dramma dell'immigrazione clandestina.
Ora siamo in rotta per Ovest-Sud Ovest. Durante il tempo speso per la stesura di queste righe di diario abbiamo già accorciato di 8 miglia il percorso per Lampedusa. Il mare è calmo e proseguiamo a motore, ma con la randa alzata per aiutare la propulsione. E poi...fa ombra! Il sole è cocente. Africano e accecante. Il riverbero della luce impedisce di guadare senza la protezione degli occhiali scuri. Prevedendo la calura ho deciso di fare una breve sosta in una baia a nord di Comino, l'isola intermedia dell'arcipelago, per un bagno rinfrescante. Andrea e Emilio, gli altri due nuovi imbarchi, si sono precipitati, maschera e pinne, ad esplorare il fondale e la parete scoscesa della baia che si immergeva fino a 10 metri di profondità, alla ricerca di specie marine conosciute o no. E' il loro lavoro. Sono due biologi marini e hanno molto lavoro a bordo di Adriatica.
Ora torno sul ponte per dare il cambio a Mattia che ha approfittato del suo turno di guardia per calare la lenza. Un altra aguglia reale? Il barbeque è pronto!
A bordo di Adriatica
Filippo Mennuni