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Adriatica e il viaggio degli scrittori
Raccontiamo Adriatica e i suoi progetti futuri
 Tuesday 16 september 2008
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Notice: dal 5 settembre, Leuca

Leuca, 5 settembre

Ritrovo questo porto che è da sempre il mio scalo preferito durante le navigazioni invernali. Nei lunghi trasferimenti fuori stagione c'è sempre una grecalata o una libecciata che ti costringono a riparare quì ed ad accostare lungo la diga esterna di questa Finis Terrae nostrana, Per 20 anni ho condiviso l'ormeggio con i pescatori di Leuca senza conoscerne i singoli nomi o la storia personale. Oggi, in poche ore, la loro vita mi assale. Già dura di per se per la rudezza dlle condizioni di lavoro, per l'avarizia sempre più marcata del mare e per la forte competizione nello sfruttare le ridotte aree di pesca, oggi la loro vita deve affrontare una nuova prova: li vogliono cacciare dal porto. Dal loro porto. Costruito con i soldi destinati alla pesca e dopo lunghe battaglie amministrative e politiche a cui non sono avvezzi. Il turismo è il futuro!, si sostiene, mentre la pesca non è più redditizia e la comunità deve contribuire a sovvenzionare i pescherecci. Ma la comunità non vuole più farlo. Per quanto tempo ancora, tornando a Leuca, mi capiterà di accostare libero e gratuitamente, accanto ai loro pescherecci?

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6 settembre, orario impreciso, in rotta verso malta

Non avevo mai dormito prima sul ponte di una barca, con le luci e i rumori del porto attorno.
Non avevo mai navigato prima.
Non sapevo nulla al riguardo di fischi, colori e superstizioni varie legate al mestiere del marinaio.
Non avevo mai ricevuto prima da un comandante l'incarico di fare rifornimento per la cambusa.
Non avevo mai visto prima di qualche minuto fa delle meduse così impressionanti.
Non avevo mai visto prima dei delfini che vengono incontro alla barca e poi la seguono.
Non avevo, soprattutto, idea di come mi sarei sentito ad affrontare due giorni di navigazione, io che prima d'ora avevo solo fatto due ore di pesca d'altura nei Caraibi, in viaggo di nozze, col mare a forza sette.
Però mi ci sono buttato, a pesce, come altre volte, come in altre occasioni, per provare una nuova avventura.
Adesso vado a mettermi il costume per fare il mio primo bagno in mare aperto.
Mi sento un bambino.
Solo, peccato, che mia moglie non sia qui con me a condividere questa mia piccola personale avventura.
Ma i compagni di viaggo sono meravigliosi.
A presto
Cammo

PS del comandante: il bagno di cui parla Cammo lo abbiamo fatto al largo della costa Calabra, a 40 km dalla costa più vicina e con oltre 700 metri di acqua sotto d noi. Tra le superstizioni dei marinai c'è n''è una, a cui si riferisce Cammo, che vuole che se si fischia a bordo di una nave si chiama la tempesta...

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Verso Malta, 6 settembre, sera.

E' il primo giorno senza ragazze a bordo. Inutile dire che ci mancano, Antonella e Stefania. Il clima a bordo è cambiato, la grana della conversazione si è fatta più grossa. Non siamo ancora al rutto libero, ma almeno io ho smeso di farmi la barba. E' diverso anche il silenzio, quando accomuna solo esemplari maschi adulti.
Tutto questo per dire che ci mancate molto.
Roberto



Ieri notte sono sbarcate le ragazze. E vero che Adriatica resta un bellissimo giardino... ma un giardino senza fiori.

Ricardo

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Porto palo, 7 settembre 2008

Prime parole a bordo.
Lente e difficili, incise sul diario di viaggo per ultime (per ora) dopo un giorno e mezzo di traversata.
La prima, per me.
E insieme all'emozione del viaggio, alle mille curiosità sulla navigazione e su quelli che per me sono più segreti e misteri che mere tecniche, la frustrazione venuta dallo scoprire una mia, si spera temporanea, inadeguatezza all'andar per mare. Ci sono state ore in cui Malta, la nostra prossima meta, sembrava lontanissima; altre in cui il mare grosso, all'esterno della fiancata dove avevo trovato riparo, chiamava la mia naturale curiosità e la mia voglia di vivere questa piccola e significativa avventura, facendomi sentire ancora più frustrato.
Nel pomeriggio di oggi, la magia prodotta da un semplice cerotto mi permette di assaporare meglio e appieno la vita di bordo, insieme ai compagni di viaggio che sembrano già famigliari, quasi vecchi amici.
Un secondo bagno al largo, dopo l'arrivo a Porto Palo, estremità sud orientale della Sicilia, distende e rilassa. Mi sento bene.
Pronto all'ultimo tratto di mare aperto che domani ci farà raggiungere Malta. Dove inizia tutto.
.....
Un pensiero all'Etiopia e la feroce febbre che mi colse in Harar non può non farmi rilevare come ogni volta che sembro avvicinarmi ad Hugo Pratt sembra esserci un prezzo che il mio corpo debba pagare. Ma sono pronto, perchè in fondo l'ho già fatto.
... E lo rifarò di nuovo.
Matteo

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7 settembre

Stanotte sono uscito sul ponte. Il piano era di godermi quel cielo pieno di stelle, steso sulle panchine del pozzetto, testa in su, mentre costeggiavamo la Calabria, appena passato il golfo di Squillace. Poi mi sono addormentato. Al risveglio ho trovato le luci della costa, tranquille e sonnacchiose. C'era rete, ne ho approfittato per chiamare mia moglie, che era appena rientrata a casa dal matrimonio dei nostri amici Fabio e Barbara, a cui ho dovuto purtoppo rinunciare. Ma Ë un prezzo da pagare per poter essere quì, ora, a raccontare un'altra giornata di chiacchiere, navigazione, momenti preziosi e senza tempo a cui non siamo più abituati.
...
Ormeggio al largo di Capo Passero, sosta non prevista e benvenuta prima della traversata verso Malta, che cosÏ raggiungeremo con le luci del giorno.
...
Alla fine, passato il sonno, la nottata l'ho passata a poppa ad assaporare ogni momento della navigazione, che di notte assume tutto un altro sapore. Ho assistito ai cambi di turno tra Ricardo, Mattia e Marcone e ho condiviso con loro i piccoli micro eventi che accadono in barca di notte.
Luci nel buio, posizioni di navi, boe di pescatori, strane luci nel cielo...e la barca fila docile su un mare che pareva di velluto. Un'altra infornata di emozioni, di... prime volte, che Ë difficile rendere con le parole ed ancor pi˘ con i disegni. Che questo poi Ë il mio mestiere.

Alla prossima notte, allora...

Cammo

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Porto Palo, Ragusa, notte tra il 7 e l'8 settembre

Capo passero, oggi, ci ha accolti con un bel sole estivo tipicamente siciliano e una brezza da ovest calda e secca. L'ancoraggio davanti alla tonnara valeva, da solo, il viaggio di oltre 36 ore da Leauca. Acqua limpida e tiepida. Qualche ora di vacanza come solo in barca si può vivere. La gioia, direi, della condiviasione con i compagni di viaggio. La birra fresca e il melone a pezzi grossi tagliato da Marco e servito in pozzetto...
E poi, improvvisamente, un'alra realtà ci ha assaliti, cruda e dura: quela dei clandestini. All'interno del porticciolo di Porto Palo, ancorati in rada o appoggiati alla radice del molo destinato al diporto, erano silenziosamente gli scheletri dei barconi usati per fuggire alla vita invivibile del continente africano.
I pescherecci tunisini o libici decorati con disegni colorati e scritte indecifrabili ora vuoti delle persone ammassate durante la traversata della speranza hanno speronato la mia umanità, rischiando di colarla a picco.
I disegni e i colori sugli scafi mi sono sembrati improvvisamente inadatti a decorare quelle barche di disperazione e morte. Ho buttato l'occhio in coperta, salendo su una bitta d'ormeggio, di una di loro. Aggrovigliati tra cime putride bottiglie di plastica vuote, alcuni vestiti. O meglio, stracci che una volta erano vestiti. E scarafaggi scuri e allegri.
E io cosa ci facevo lÏ? Mentre interrogando un pescatore soddisfavo la mia comoda curiosità senza correre alcun rischio? redendo di comprendere qualcosa di incomprensibile? Indignandomi di come va il mondo, ma solo per un po'? Perchè stiamo facendo questo viaggio? Voglio dire... perchè siamo arrivati fino quÏ, adesso?
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